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Partenogenesi, 1987 , olio e nitro su tela , cm.120×200 

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Di profilo, 1979 , lapis su carta , cm.21×29 

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Introspezione 1, 2002, china su carta cm. 54×74

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Introspezione 2, 2004 , china su carta , cm.54×74

Foto

senza titolo , china su carta , cm.49×49

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“Nulla dice nello spazio che osservo che è guardato da un occhio”, dal Tractatus logico-philosophicus di L. Wittgenstein. versione prima – 1998 , tempera, china e pastello su carta , cm35x29

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“Nulla dice nello spazio che osservo che è guardato da un occhio”, dal Tractatus logico-philosophicus di L. Wittgenstein. versione seconda – 2000 , tempera e pastello su carta , cm 37×40

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Còpula , 1976 , tempera e pastello a cera su carta , cm. 73×50

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Iride, 1978 , tempera e pastelli a cera su carta , cm50x73

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Dacché Duchamp ha decretato l’abbandono del “retinico”, la dimensione visiva dell’arte è passata in secondo piano perdendo importanza. Con lui, gli artefatti sono passati dallo spazio circoscritto del quadro, davanti a noi, ai luoghi aperti dell’esperienza, intorno a noi. Una trasformazione – questa – segnata dall’irrompere della filosofia nel terreno dell’arte. Ma com’è che è avvenuto questo cambio di passo, si dirà? Ebbene è avvenuto perché si è sostituito il “contenuto di senso” dell’opera, reso evidente dalla “forma”, con la riflessione sull’opera. Riflessione condotta in varie guise volta a superare la “forma” come ricerca di libertà. È uno dei motivi per cui oggi resta difficile, per non dire impossibile, distinguere tra opera d’arte e operazioni d’ingegno. Per Arthur Danto, una delle massime autorità in materia, questa impostazione speculativa, ravvisabile nell’indirizzo concettuale, ambientale – e, più in generale – performativo dell’Art-World ha preso il nome di Destituzione filosofica dell’arte. Mutuando il concetto da Hegel, per il nostro pensatore il fine dell’arte è la sua fine e la sua fine è finire in filosofia quale esito ultimo e supremo del sapere. Solo che, sebbene la teoresi procuri felicità (eudemonia), la filosofia in quanto esercizio di mortalità è anestetica: pratica – cioè – il distacco dalle cose, dalla sensibilità, dalle apparenze per arrivare a cogliere gli Universali – il Buono, il Bello, il Vero – tramite il ragionamento per congetture e confutazione. Insomma, l’opposto dell’arte la quale afferma la vita col canto elevando l’effimero, il contingente a valore universale. Ma se così stanno le cose viene spontanea la domanda: perché io, artista, per fare arte devo usare la cassetta degli attrezzi della filosofia quando possiedo l’armamentario intellettuale e operativo per compiere adeguatamente l’impresa creativa che mi è propria? In buona sostanza – e concludo – se devo sturarmi le orecchie perché servirmi del cacciavite quando ho a disposizione un ben più comodo cotton fioc? (L.F)

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Le dita lunghe delle nubi: questo il titolo del bozzetto preparatorio del quadro a seguire.

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Digitalis, 1987 , olio e nitro su tela , cm.180×130

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Omaggio all’amabile e ispirato Sassetta ,1984 , olio e nitro su tela , cm120x150

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Fantasmatico ,anno imprecisato, olio e nitro su tela , cm120x200

Dipingere le foglie come sono significa aderire al Realismo, dottrina secondo la quale oltre le rappresentazioni, al di là delle interpretazioni esiste la realtà, evidenziata e resa tangibile dai valori tattili, sia ottici che aptici degli organi di senso. (L.F)

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Foglia gialla sul piano ,2017 , olio su carta , cm18x10

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Particolare, 1989 ,olio e nitro su tela, cm. 90×46

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Elogio dell’ombra, anno imprecisato , acrilico e pastello su carta, cm. 56×76

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Aptico e Ottico, 1997 , acrilico e pastello su carta, cm. 56×76

L’arte rende sensibile l’idea

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Corrispondenze, anno imprecisato , tempera su carta, cm.57×60

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Volto in ombra, 1994 , tempera su carta, cm.23×34

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Sul carattere autoreferenziale dell’arte attuale.

L’artista contemporaneo intrattiene, per lo più, un rapporto di tipo sintatticistico con le sue creazioni. La sintassi è quella parte della filosofia del linguaggio che si occupa della trasmissione del significato all’interno del discorso. Giova ricordare che per Kant non vi è Bellezza senza universalità e necessità; universalità perché la bellezza parla a tutti indistintamente e necessità perché lo fa con la forza della verità. Ora, siccome la verità non è proprietà sintattica dell’enunciato, non appartiene al linguaggio bensì al mondo, essa, la Verità ha a che fare con i denotata extra linguistici: i referenti del significato di cui sopra. Ne consegue che qualora l’artista volesse cercarla con il suo lavoro, deve assumere un atteggiamento che privilegi la semantica la quale, a differenza della sintassi, stabilisce un legame organico tra linguaggio e mondo. (L.F)

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I miei conti con l’arte del ‘900, 1972-92 , tempera e alluminio su tela, cm.70×100

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Particolare dell’opera precedente

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L’opera di cui sopra collocata a parete. Invece l’opera della parete accanto porta il doppio titolo di “idea / ideîn” ( vedere/conoscere ) ed è del 1976, tempera e lamina d’oro su carta.

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Non si può dipingere la logica della pittura, né si può scolpire la logica della scultura e neppure si può edificare la logica dell’architettura. Si può invece parlare ( e scrivere ) della logica della pittura, così come della logica della scultura e pure parlare e scrivere della logica dell’architettura. Poiché in principio era il verbo, con la forza del discorso si può infine parlare della logica del discorso stesso. Nondimeno le tre arti del disegno – pittura, scultura e architettura – godono dell’autonomia logica della raffigurazione iconica, per cui le loro modalità espressive e contenuti non dipendono dal ragionar per verba del discorso fatto di parole, di concetti, ma si producono nel ragionar per icona del discorso articolato per immagini: un modo di organizzare l’esperienza e, per esso, manifestare una visione del mondo. (L.F)

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Di remote primavere, anno imprecisato, colore alla nitro su tela, cm.168×140

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Prossimità dell’infinito, anno imprecisato, olio e nitro su tela, cm.?

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Della chiarìa del cielo, anno imprecisato, colore olio e nitro su tela, cm.105×150

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La saetta, anno imprecisato, olio e tempera su cartone, cm.70×100

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Senza titolo, anno 2005, olio e nitro su tela, cm.100×150

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“E le biade ondeggiar come fa il mare” (Poliziano) , anno ’69-’72, olio su tela, cm.196×144

Le foto delle opere sono di Luca Lupi, mentre le cornici in legno sono di Ottorino Tonelli, scultore.

GLI ESORDI

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Ritratto dell’artista da giovane, 1967

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Luce/suono, 1967 , tempera , cm.100×100 , distrutta

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Reificazione – 1968, tempera, oro, alluminio, collage – cm. 120×140

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Cogito ergo sum – 1967 – nitro e olio su tela , cm.100×200

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Cogito ergo…cogito  – 1967 – nitro su tela , cm.90×200

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Dinamiche inserzioni – 1967, olio su tela cm. 97×157

E’ un opera molto viva, calibratissima, senza’altro attrattiva.( Marco Cipollini, poeta )

ERBA D’ARNO e ALMANACCO

Due riviste  Toscane  di  respiro  Europeo

Ideazione Grafica e Copertina dell’Artista

Erba D’Arno e Quaderni

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L’incisione è di Giordano Frabboni.

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Nella pagina interna l’opera è di Lorenzo Bonechi.

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ALMANACCO

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La frase in alto è la conclusione della conversazione tra Romano Bilenchi e Massimo Lippi, mentre la grafica è di Luigi Fatichi.

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“Dimmi…dimmi dove ha l’amore un termine” chiede Virgilio nelle Egloghe. Ma “l’amore non ha termine, non ha fine perché è aldilà di ogni addio…” Gli risponde Heidegger due millenni dopo.

Contributo di Luigi Fatichi per la presentazione del libro di Carlo Lapucci “Estetica e Trascendenza” avvenuta presso la fondazione Montanelli-Bassi, sabato 24 Marzo 2012.

Il significato del libro di Carlo “Estetica e Trascendenza” si riassume in poche parole: si esce dalle macerie morali e materiali della modernità solo abbracciando la croce. La poesia di Eliot ne fornisce la prova anche se qui, nell’ultimo capitolo, viene preso in esame il poemetto “La terra desolata” e non la produzione successiva. C’è comunque un tema sottaciuto ma ricorrente nel testo che merita di essere evidenziato ed è il conflitto tra “l’ésprit de gèomètrie” e “l’ésprit de finesse” , conflitto che si risolve a favore di quest’ultimo il cui termine chiave è  Intuizione contrapposta a Raziocinio. A proposito dell’ésprit de gèomètrie c’è da rilevare che, negli ultimi due secoli , si è cercato in ogni modo di eliminare qualunque traccia di metafisica dal terreno proprio della conoscenza – o meglio – dell’epistemologia: là dove ci si chiede la natura del numero, il significato della scienza, oppure la portata della conoscenza umana. Un tentativo , questo, per altro non riuscito. Come sappiamo – specie dal ‘600 in poi – la matematica è stata considerata il Paradigma del sapere. Ebbene, questa scienza non empirica è stata minata nella sua certezza da quella che è conosciuta come la “Crisi dei fondamenti”. Ciò che l’ha determinata è la “ dimostrazione dell’ indimostrabilità della non contraddittorietà ( coerenza ) della matematica ( sistema formale dell’aritmetica ). Siamo pervenuti a questo risultato attraverso un ragionamento astratto a più voci, il più rigoroso finora condotto, snodatosi in un lasso di tempo compreso tra gli ultimi decenni dell’800 ed il 1930, il quale va sotto il nome di Formalizzazione dell’analisi logico-matematica. Nella parte conclusiva di questa  disputa, al contempo drammatica ed esaltante, è stata provata l’esistenza di “verità indipendenti di realtà astratte” le quali, proprio perché autonome rispetto al fatto che noi le pensiamo non sono costruzioni della nostra mente. Detto altrimenti, esiste “un ordine di verità che trascende la contingenza umana ed i limiti della Ragione”. Quanto si è appena accennato appartiene al così detto Realismo matematico o Platonismo matematico, posizione filosofica che ammette la dimensione trascendente della vita. Per concludere, sulla scorta del titolo del libro , ricordiamo una bella definizione dell’arte secondo la quale essa non sarebbe altro che “una scommessa sulla trascendenza”. 

Questo sito web è stato realizzato su progetto grafico di Luigi Fatichi con la collaborazione tecnica e professionale di Luca Leporatti dello studio UPCOM – Design & Communication.

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1- Foto di Marco Matteoli

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2- Foto di Marco Matteoli

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Biografia e attività espositiva

Luigi Fatichi è nato a Fucecchio (FI) dove risiede a ha lo studio. Si è diplomato alla Scuola d’Arte di Lucca ed al Liceo Artistico di Firenze. Sempre nel capoluogo Toscano ha frequentato l’Accademia di Belle Arti e la facoltà di Filosofia. Già redattore delle riviste artistico-letterarie Erba d’Arno e Almanacco Bilenchi, ha progettato la veste grafica di entrambe. Tra le rassegne più importanti al suo attivo la 5a. Biennale di Arte Sacra al palazzo pubblico di Siena del 1988; la collettiva Collettiva “Il Disegno in Toscana dal ’45 ad oggi” alla Villa Medicea di Poggio a Caiano del 1999. Nel 2010 ha esposto allo Spazio d’Arte Alberto Moretti di Carmignano. Ha inoltre esposto all’insegna del titolo di “VIGILIA” alla Galleria Tannaz (FI) 2011; al Palazzo Pretorio di Gubbio (PG) 2012, alla Galleria Eumeria B  Tokyo ( Japan ) 2012; Small Manage – San Pietroburgo ( Russia ) 2012; Smolny Cathedral- San Pietroburgo (Russia) 2012; Spazio Nobili Montelabbate (PU) 2013;”Post Classic” Galleria Filarete – Empoli (FI) 2015; all’insegna del titolo “Dalla Gola del Leone” Palazzo del Podestà Montevarchi (AR) 2018; Rocca di Umbertide – Centro per l’Arte Contemporanea – Umbertide (PG) 2018; Oratorio di Santa Caterina – Bagno a Ripoli (FI) 2019;

 

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L’interno della chiesa con gli affreschi di Spinello Aretino

 

Villa Savorgan Sequals (PN) 2019; Mind Scapes – Yurta – Rapolano (SI) 2019; Galleria The Bid – Pesaro 2019; Galleria Filarete – Empoli (FI) 2019; Per LEONARDO ( l’arte è libera ) la classe di pittura per il 5° centenario della morte di Leonardo Da Vinci – sede delle Accademia delle Arti del Disegno – Firenze – 2019.

 

Nel 2010 l’autore è stato nominato membro dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Questo messaggio online è dedicato a Simonetta, mia moglie.

Per un’approfondita analisi dell’opera dell’artista, si consiglia la lettura del testo di Luigi Bernardi dal titolo ” Luigi Fatichi e la pittura come conoscenza “. PER ACCEDERVI CLICCA QUI